APPROFONDIMENTI

Fonoassorbenza

Il concetto di fonoassorbenza, è strettamente correlato alle capacità, proprie di un materiale, di assorbire e trasformare in calore l’energia sonora. L’indice di fonoassorbenza di un composto, aumenta all’incremento della frequenza dell’onda sonora (quest’ultima, in Hertz, è data dal numero di eventi uguali ripetuti in un determinato lasso di tempo). Un prodotto fonoassorbente trae beneficio dalle capacità di assorbimento dell’aria (trasparenza acustica) e dalla dissipazione dell’energia sonora. È provato che un corpo poroso sia in grado d’incrementare le possibilità di dissipazione, in quanto sia le superfici, che le cavità che lo costituiscono, vengono rese partecipi dalle vibrazioni, rivelandosi efficaci qualora ci si riferisse alle alte frequenze.

L’assorbimento per porosità, è dovuto al fenomeno della viscosità. I composti fonoassorbenti appartenenti a questa tipologia, si distinguono in materiali fibrosi (lana di vetro, lana di roccia, truciolati di legno, sughero, fibre di poliestere, gesso, cartongesso, moquette, linoleum, tendaggi, tessuti naturali e artificiali di vario tipo) e materiali a celle aperte (schiume poliuretaniche, poliuretano espanso, melaminico).
Un corpo impermeabile e compatto, invece, risulterebbe adeguato se rapportato alle basse frequenze, poiché incline ad ammortizzare e a smorzare le onde sonore che lo investono.

Classe di fonoassorbenza

  • CLASSE A altamente assorbente | 1.00–0.95–0.90
  • CLASSE B altamente assorbente | 0.85–0.80
  • CLASSE C molto assorbente | 0.75–0.70–0.65–0.60
  • CLASSE D assorbente | 0.55–0.50–0.45–0.40–0.35–0.30
  • CLASSE E poco assorbente | 0.25–0.20–0.15
  • NON CLASSIFICATO riflettente | 0.10–0.05–0.00

Classe di fonoassorbenza

  • CLASSE A altamente assorbente | 1.00–0.95–0.90
  • CLASSE B altamente assorbente | 0.85–0.80
  • CLASSE C molto assorbente | 0.75–0.70–0.65–0.60
  • CLASSE D assorbente | 0.55–0.50–0.45–0.40–0.35–0.30
  • CLASSE E poco assorbente | 0.25–0.20–0.15
  • NON CLASSIFICATO riflettente | 0.10–0.05–0.00

Le normative

Alla capacità di assorbimento acustico di un oggetto, corrisponde un coefficiente calcolato sulla base di frequenze differenti. Per determinare la classe di assorbimento di un prodotto, infatti, si procede seguendo la direttiva UNI EN ISO 354/2003 (Norma per la “Misura dell’assorbimento acustico in camera riverberante”), la quale prevede che si effettui una misurazione in campi di frequenza (da 100 Hz fino a 5000 Hz) sul tempo di riverbero. Il risultato che ne consegue viene rappresentato da una curva (o tabella dei valori) riportante i coefficienti di assorbimento per ogni frequenza utilizzata durante la prova.

Il coefficiente NRC (“Noise Reduction Coefficient”) è stato utilizzato per far confluire le informazioni ottenute dalla curva di assorbimento all’interno di un’unica scala di valori. Quest’ultimo è compreso tra 0.00 e 1.00 e indica l’assorbimento acustico medio di un materiale. NRC 0.00, ad esempio, fa riferimento all’assenza di assorbimento. NRC 1.00, invece, denota il massimo grado di assorbimento acustico.

Il coefficiente di fonoassorbimento ponderato (αw) viene stabilito dalla norma UNI EN ISO 11654. Quest’ultima rimanda a una procedura in grado di tradurre i valori del coefficiente di assorbimento acustico in un indice di valutazione unico, di più facile lettura per l’utenza (benché presenti una più ristretta possibilità di applicazione).

La norma UNI EN ISO 11654, inoltre, prevede la ripartizione in classi (da A ad E) dei materiali fonoassorbenti. La classe A, al contrario della E, fa riferimento a migliori capacità di assorbimento. È indubbio che tale meccanismo permetta ai progettisti di selezionare il materiale più adatto alle esigenze dell’utente finale.

Pertanto, le proprietà fonoassorbenti di un materiale vengono espresse dal coefficiente α (alfa) e variano da 0 a 1,00 (ovvero dalla riflessione al più alto grado di assorbimento possibile). In conformità allo standard americano ASTM C 423, è previsto uno scarto di 0,05 αw.

Le normative

Alla capacità di assorbimento acustico di un oggetto, corrisponde un coefficiente calcolato sulla base di frequenze differenti. Per determinare la classe di assorbimento di un prodotto, infatti, si procede seguendo la direttiva UNI EN ISO 354/2003 (Norma per la “Misura dell’assorbimento acustico in camera riverberante”), la quale prevede che si effettui una misurazione in campi di frequenza (da 100 Hz fino a 5000 Hz) sul tempo di riverbero. Il risultato che ne consegue viene rappresentato da una curva (o tabella dei valori) riportante i coefficienti di assorbimento per ogni frequenza utilizzata durante la prova.

Il coefficiente NRC (“Noise Reduction Coefficient”) è stato utilizzato per far confluire le informazioni ottenute dalla curva di assorbimento all’interno di un’unica scala di valori. Quest’ultimo è compreso tra 0.00 e 1.00 e indica l’assorbimento acustico medio di un materiale. NRC 0.00, ad esempio, fa riferimento all’assenza di assorbimento. NRC 1.00, invece, denota il massimo grado di assorbimento acustico.

Il coefficiente di fonoassorbimento ponderato (αw) viene stabilito dalla norma UNI EN ISO 11654. Quest’ultima rimanda a una procedura in grado di tradurre i valori del coefficiente di assorbimento acustico in un indice di valutazione unico, di più facile lettura per l’utenza (benché presenti una più ristretta possibilità di applicazione).

La norma UNI EN ISO 11654, inoltre, prevede la ripartizione in classi (da A ad E) dei materiali fonoassorbenti. La classe A, al contrario della E, fa riferimento a migliori capacità di assorbimento. È indubbio che tale meccanismo permetta ai progettisti di selezionare il materiale più adatto alle esigenze dell’utente finale.

Pertanto, le proprietà fonoassorbenti di un materiale vengono espresse dal coefficiente α (alfa) e variano da 0 a 1,00 (ovvero dalla riflessione al più alto grado di assorbimento possibile). In conformità allo standard americano ASTM C 423, è previsto uno scarto di 0,05 αw.

Norma UNI 11532

Riportiamo gli indicatori di qualità acustica definiti dalla UNI 11532-1 2018:
Tempo di riverberazione T (Tr): è il tempo necessario affinché un impulso sonoro generato all’interno di un ambiente divenga impercettibile.
Indice di trasmissione del parlato STI: è un indice che definisce l’intellegibilità di un messaggio: quest’ultima è compresa tra i valori 0 (pessima) e 1 (eccellente).
Chiarezza C50: rapporto tra l’energia sonora giunta all’ascoltatore nei primi 50 ms, e l’energia che giunge dai 50 ms alla fine del decadimento del segnale. Tale rapporto, è espresso in dB e i valori ottimali vanno da -2dB (campo sonoro poco chiaro) a +2 dB (campo sonoro molto chiaro).

Gli ambienti vengono suddivisi in diverse categorie, ecco le principali (da A1 ad A5): 

  • A1 Musica: inerente a rappresentazioni musicali;
  • A2 Parlato/Conferenze: presentazioni parlate in cui assiste un oratore frontale;
  • A3 (A3.1): ambienti appartenenti alla categoria A2, relativi, nello specifico, a persone con deficit uditivi o a individui di lingua differente; (A3.2): comunicazione tra più soggetti all’interno della stessa stanza;
  • A4: Stesse caratteristiche di A3 per quanto riguarda il numero di soggetti coinvolti, ma con l’esclusione di aule dal volume superiore di 500 metri cubi;
  • A5 Sport: inerente a piscine, palestre o similari.

La categoria A6, invece, fa riferimento alla suddivisione degli ambienti per:

  • A6.1 SPAZI PRIVI DI PERMANENZA 
    es. Vani scala
  • A6.2 SPAZI CON PERMANENZA RIDOTTA 
    es. Spogliatoi, palestre e similari
  • A6.3 AMBIENTI CON PERMANENZA A LUNGO TERMINE E/O DI COLLEGAMENTO
    es. Ambienti espositivi con interattività o sorgente di rumore elevata (multimedia, arti visive, suoni…). Spazi e corridoi indirizzati ad attività didattiche, alternative e ricreative. Scuole di ogni ordine e grado. Laboratori e biblioteche. 
  • A6.4 AMBIENTI CHE RICHIEDONO LA RIDUZIONE DEL RUMORE E L’INCREMENTO DEL COMFORT
    es. Reception/area desk (bidelleria) con postazione di lavoro fissa. Laboratorio con postazione di lavoro fissa. Mense in scuole di ogni ordine e grado. Aree di distribuzione in corrispondenza delle mense.
  • A6.5 AMBIENTI CHE RICHIEDONO IN MANIERA SPECIFICA LA RIDUZIONE DEL RUMORE E L’INCREMENTO DEL COMFORT ACUSTICO
    es. Sale da pranzo, aule e spogliatoi nelle scuole materne. 

Norma UNI 11532

Riportiamo gli indicatori di qualità acustica definiti dalla UNI 11532-1 2018:
Tempo di riverberazione T (Tr): è il tempo necessario affinché un impulso sonoro generato all’interno di un ambiente divenga impercettibile.
Indice di trasmissione del parlato STI: è un indice che definisce l’intellegibilità di un messaggio: quest’ultima è compresa tra i valori 0 (pessima) e 1 (eccellente).
Chiarezza C50: rapporto tra l’energia sonora giunta all’ascoltatore nei primi 50 ms, e l’energia che giunge dai 50 ms alla fine del decadimento del segnale. Tale rapporto, è espresso in dB e i valori ottimali vanno da -2dB (campo sonoro poco chiaro) a +2 dB (campo sonoro molto chiaro).

Gli ambienti vengono suddivisi in diverse categorie, ecco le principali (da A1 ad A5): 

  • A1 Musica: inerente a rappresentazioni musicali;
  • A2 Parlato/Conferenze: presentazioni parlate in cui assiste un oratore frontale;
  • A3 (A3.1): ambienti appartenenti alla categoria A2, relativi, nello specifico, a persone con deficit uditivi o a individui di lingua differente; (A3.2): comunicazione tra più soggetti all’interno della stessa stanza;
  • A4: Stesse caratteristiche di A3 per quanto riguarda il numero di soggetti coinvolti, ma con l’esclusione di aule dal volume superiore di 500 metri cubi;
  • A5 Sport: inerente a piscine, palestre o similari.

La categoria A6, invece, fa riferimento alla suddivisione degli ambienti per:

  • A6.1 SPAZI PRIVI DI PERMANENZA 
    es. Vani scala
  • A6.2 SPAZI CON PERMANENZA RIDOTTA 
    es. Spogliatoi, palestre e similari
  • A6.3 AMBIENTI CON PERMANENZA A LUNGO TERMINE E/O DI COLLEGAMENTO
    es. Ambienti espositivi con interattività o sorgente di rumore elevata (multimedia, arti visive, suoni…). Spazi e corridoi indirizzati ad attività didattiche, alternative e ricreative. Scuole di ogni ordine e grado. Laboratori e biblioteche. 
  • A6.4 AMBIENTI CHE RICHIEDONO LA RIDUZIONE DEL RUMORE E L’INCREMENTO DEL COMFORT
    es. Reception/area desk (bidelleria) con postazione di lavoro fissa. Laboratorio con postazione di lavoro fissa. Mense in scuole di ogni ordine e grado. Aree di distribuzione in corrispondenza delle mense.
  • A6.5 AMBIENTI CHE RICHIEDONO IN MANIERA SPECIFICA LA RIDUZIONE DEL RUMORE E L’INCREMENTO DEL COMFORT ACUSTICO
    es. Sale da pranzo, aule e spogliatoi nelle scuole materne. 

Le certificazioni

Attualmente, non sono previste regolamentazioni per quanto riguarda le certificazioni in ambito acustico. Proprietari d’immobili e costruttori, perciò, possono fare a meno d’intervenire affinché gli edifici rientrino all’interno di una classe specifica. Malgrado l’assenza di provvedimenti in materia, non sarebbe comunque corretto parlare di vuoto legislativo, poiché, a livello europeo, risultano in vigore direttive come la 2002/49/CE, inerenti alla regolamentazione dell’inquinamento acustico.

In termini nazionali, ci si riferisce alla norma UNI 11367. Oltre a fornire informazioni dettagliate circa i criteri di ordinamento, valutazione e verifica acustica, quest’ultima identifica quattro classi di appartenenza (dalla peggiore alla migliore). L’appartenenza a una di queste è determinata da un collaudo (a cui è associato un rilievo fonometrico) eseguito in ogni area dell’immobile.

Rw = Potere fonoisolante apparente

D’2mnTw = Requisito di isolamento acustico di facciata

L’nw = Livello di rumore da impatto

Di fatto, si tratta di rilevare le prestazioni di ciascuna partizione o impianto “significativo” per l’unità immobiliare e, sulla base dei risultati ottenuti, determinare le classi dei singoli descrittori (utilizzando i valori riportati sulla tabella sottostante).

La norma, in particolare, specifica come e dove effettuare i rilievi fonometrici. Le misurazioni devono essere realizzate seguendo le indicazioni riportate all’interno delle direttive UNI EN ISO 140 parti 4,5,7, e 14 o, in alternativa, adottando i nuovi metodi di misura prescritti nelle UNI EN ISO 18233 e ISO 15186-2. Per gli impianti, invece, viene indicata nell’appendice D una procedura mutuata dalle UNI EN ISO 10052 e UNI EN ISO 16032.

Il riferimento alle regolamentazioni tecniche riporta il seguente estratto: “ambienti verificabili acusticamente”. Ciò implica che le rilevazioni possono essere effettuate solo in locali sufficientemente grandi per consentirle in totale conformità. Di particolare importanza è anche la premessa fatta in precedenza, nella quale si evidenzia l’importanza del progetto acustico, della direzione lavori e della corretta posa, così da ottenere i risultati previsti al termine dell’opera.

Le certificazioni

Attualmente, non sono previste regolamentazioni per quanto riguarda le certificazioni in ambito acustico. Proprietari d’immobili e costruttori, perciò, possono fare a meno d’intervenire affinché gli edifici rientrino all’interno di una classe specifica. Malgrado l’assenza di provvedimenti in materia, non sarebbe comunque corretto parlare di vuoto legislativo, poiché, a livello europeo, risultano in vigore direttive come la 2002/49/CE, inerenti alla regolamentazione dell’inquinamento acustico.

In termini nazionali, ci si riferisce alla norma UNI 11367. Oltre a fornire informazioni dettagliate circa i criteri di ordinamento, valutazione e verifica acustica, quest’ultima identifica quattro classi di appartenenza (dalla peggiore alla migliore). L’appartenenza a una di queste è determinata da un collaudo (a cui è associato un rilievo fonometrico) eseguito in ogni area dell’immobile.

Rw = Potere fonoisolante apparente

D’2mnTw = Requisito di isolamento acustico di facciata

L’nw = Livello di rumore da impatto

Di fatto, si tratta di rilevare le prestazioni di ciascuna partizione o impianto “significativo” per l’unità immobiliare e, sulla base dei risultati ottenuti, determinare le classi dei singoli descrittori (utilizzando i valori riportati sulla tabella sottostante).

La norma, in particolare, specifica come e dove effettuare i rilievi fonometrici. Le misurazioni devono essere realizzate seguendo le indicazioni riportate all’interno delle direttive UNI EN ISO 140 parti 4,5,7, e 14 o, in alternativa, adottando i nuovi metodi di misura prescritti nelle UNI EN ISO 18233 e ISO 15186-2. Per gli impianti, invece, viene indicata nell’appendice D una procedura mutuata dalle UNI EN ISO 10052 e UNI EN ISO 16032.

Il riferimento alle regolamentazioni tecniche riporta il seguente estratto: “ambienti verificabili acusticamente”. Ciò implica che le rilevazioni possono essere effettuate solo in locali sufficientemente grandi per consentirle in totale conformità. Di particolare importanza è anche la premessa fatta in precedenza, nella quale si evidenzia l’importanza del progetto acustico, della direzione lavori e della corretta posa, così da ottenere i risultati previsti al termine dell’opera.

Classificazione norma UNI 11367

CLASSE

R’w

D’2mnTw

L’nw

Lid

Lic

I

≥ 56

≥ 43

≤ 53

≤ 30

≤ 25

II

≥ 53

≥ 40

≤ 58

≤ 33

≤ 28

III

≥ 50

≥ 37

≤ 63

≤ 37

≤ 32

IV

≥ 45

≥ 32

≤ 68

≤ 42

≤ 37

Soluzioni finanziarie

Supportiamo il tuo business con soluzioni finanziarie ad-hoc, consentendoti la scelta dei prodotti migliori senza sacrificare il tuo budget.

Acustica

Ricorrendo a specifiche misurazioni sul campo, ci attiviamo affinché ciascun ambiente possa godere di un comfort acustico ottimale.

Sei un progettista?

Siamo al tuo fianco per supportarti nel progetto e nella formulazione della proposta al tuo cliente finale, con una consulenza gratuita tailor-made.

General Contractor

Ci proponiamo come unico interlocutore per lo sviluppo di servizi e soluzioni d'arredo, che consentano di valorizzare gli spazi lavorativi delle imprese.

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